Sensuale e casta: la Venere Verticordia di Dante Gabriel Rossetti

Una giovane donna dalla chioma fulva, circondata da un’aura dorata e da farfalle svolazzanti, se ne sta a petto nudo in una cornice di rose cremisi e caprifogli; con la mano sinistra regge una mela, con la destra afferra una freccia puntata verso il cuore. Ha occhi blu e carnose labbra vermiglie, fissa lo sguardo dritto davanti a sè, conturbante e mistica. È la Venere Verticordia di Dante Gabriel Rossetti. Di questo dipinto, commissionato al pittore dal mecenate John Mitchell di Bradford, esistono due versioni: un olio su tela, realizzato nel 1864 e oggi conservato alla Russell-Cotes Art Gallery & Museum (Bournemouth, Inghilterra), e un acquerello datato 1868, che nel dicembre del 2014 è stato battuto all’asta da Sotheby’s, a Londra, per la cifra record di 2,882,500 sterline (circa 3.648.084 euro) ottenendo così il titolo di “The Highest Price for a Watercolour by the Artist at Auction”. Ad aggiudicarselo è stato un collezionista privato inglese.

Pittore e poeta britannico di origini italiane, Dante Gabriel Rossetti  è stato uno dei fondatori della Confraternita dei Preraffaelliti (un movimento artistico nato in Inghilterra nel 1848 che rifiutava la pittura accademica di origine rinascimentale e adottava lo stile e le tecniche dei pittori italiani anteriori a Raffaello Sanzio). Appassionato lettore di Dante Alighieri e dei poeti del Dolce Stil novo, di Sheakspeare e di Poe, di Blake e dei romantici inglesi e tedeschi, Rossetti ha realizzato opere – di cui sono particolarmente interessanti gli acquerelli –  fortemente ispirate da queste letture. Rossetti prediligeva la soggettistica medievale, letteraria e mitologica. Protagoniste dei suoi dipinti, molti dei quali ascrivibili alla corrente europea del simbolismo, sono le donne, angelicate nella prima fase della sua produzione e poi sempre più fatali.

Dante Gabriel Rossetti fotografato da Lewis Carroll nel 1863.

Nata nell’Inghilterra puritana di epoca vittoriana, Venere Verticordia ha segnato la fine dell’amicizia tra Rossetti e il celebre storico dell’arte John Ruskin che ne ha avversato la sfacciata sensualità. La modella che ha posato per questo dipinto è Alexa Wilding, figlia di un artigiano di pianoforti, incontrata da Rossetti per la prima volta nel 1865. Alexa ha posato poi per altre famose opere del pittore come La Ghirlandata, Veronica Veronese, Un incantesimo marino, Sibylla Palmifera.

Venere Verticordia – letteralmente Venere “che apre i cuori” – è un epiteto della dea romana Venere (l’Afrodite dei greci) e allude alla capacità di questa divinità di aprire i cuori lussuriosi alla castità. Ad essa erano dedicati, nell’antica Roma, i Veneralia, festività celebrata dalle donne il 1° aprile. Questa festa cultuale nacque dopo che nell’anno 114 a. C. tre vergini vestali trasgredirono con dei cavalieri romani la rigida legge che le vietava di avere rapporti sessuali. Le colpevoli furono condannate a morte e un tempio e una statua furono dedicati a Venere nella speranza che la dea trasformasse i cuori delle donne, sposate e non, da licenziosi a casti. Più in generale, la cerimonia serviva a garantire alle devote bellezza, personalità e nobiltà d’animo.

La rappresentazione di Rossetti trabocca di simbolismo. Numerosi e profondi sono, infatti, i significati dei diversi elementi iconografici dell’opera. Le farfalle, innanzitutto, che volano intorno al capo di Venere mentre due di esse si posano sulla freccia e sulla mela che la dea tiene tra le mani: la farfalla, per la sua naturale metamorfosi, simboleggia la trasmutazione, l’ascensione dalla condizione terrestre alla luce delle eterne altitudini. La loro presenza, dunque, potrebbe alludere alla trasformazione dei cuori operata da Venere Verticordia.

La freccia è il simbolo di Cupido/Eros, dio dell’amore divino e del desiderio sessuale. La mela è un attributo di Venere, è il pomo della discordia che Paride le assegna designandola la più bella tra le dee dell’Olimpo. La rotondità di questo frutto simile al seno e ai glutei delle donne lo ha reso un simbolo di seduzione. Il termine malum in lingua latina indica allo stesso tempo il frutto dell’albero del melo e il Male: da qui l’identificazione della mela, nella tradizione biblica, con la tentazione, con il frutto proibito, col peccato originale, con la trasgressione di Eva nel Paradiso terreste.

Interessante è il sincretismo pagano-cristiano presente in quest’opera: Venere ha i capelli rossi che nel Medioevo erano sinonimo di desiderio sessuale bestiale e di degenerazione morale nonché segno di stregoneria (nell’accezione negativa del termine). Questa credenza derivava dal fatto che le prostitute dell’antica Roma erano solite tingersi la chioma o indossare parrucche di colore rosso. Ma Venere ha anche una aureola, indice di santità nell’iconografia cristiana.

Il caprifoglio simboleggia la tenacia, l’amore fedele e indissolubile, mentre più complesso è il simbolo della rosa in quanto racchiude in sé svariati significati tra loro contrastanti. È, infatti, ambivalente, potendo significare allo stesso tempo amore passionale e castità, bellezza e decadenza. È un fiore sacro a Venere e, in quanto simbolo di purezza, è il principale attributo della Vergine Maria.

La rosa fa scorgere anche in quest’opera l’influenza di Dante Alighieri che, come già detto, è stato per Rossetti la principale fonte di ispirazione. Nella Commedia, Dante arriva al Paradiso attraverso la Rosa Mistica, simbolo della perfettibilità dell’anima. La citazione del fiore, che compare nel XXXI canto del Paradiso, è simbolica, in quanto questa Rosa è composta dalle anime dei beati che celebrano il loro trionfo nella visione beatifica di Dio. Si suppone che il Sommo Poeta fosse un seguace dei Fedeli d’Amore una setta di derivazione templare che attribuiva alla Rosa il simbolo del potere santificante dell’Amore. L’azione redentrice di Venere Verticordia sembra accostarsi alla capacità della donna-angelo cantata da Dante e dagli Stilnovisti di accendere il cuore dell’uomo e indirizzarlo verso la sua nobilitazione.

Poco chiaro è invece il significato del non ben identificato uccello dal piumaggio bluette che occupa l’angolo in alto a destra del dipinto. È probabile che la sua presenza sia solo a scopo decorativo. D’altronde, va ricordato che Rossetti, a un certo punto della sua produzione artistica, parallelamente all’attenzione per la figura femminile, inizia a interessarsi anche agli animali (soprattutto esotici).

Dall’analisi dei singoli elementi si evince, dunque, che il dipinto di Rossetti sia qualcosa di più della mera rappresentazione di Venere Verticordia. È un inno alla sensualità femminile, è una celebrazione del femminino sacro. La donna qui rappresentata è Venere ma è anche Eva e la Vergine Maria. È l’amor sacro e l’amor profano. È la santa e la puttana, il peccato e la virtù.

Valeria Auricchio

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