La dama di Shalott tra leggenda, arte e poesia

S’intitola The Lady of Shalott la più famosa opera del poeta inglese Alfred Tennyson (1809-1892). Si tratta di un poema che trae ispirazione dal ciclo arturiano, ovvero dal corpus di leggende, miti e opere riguardanti l’antica storia di Britannia, particolarmente incentrati sulla figura di re Artù e sul suo regno. Protagonista è la dama di Shalott, che però non è uno dei personaggi più classici del ciclo: lo stesso Tennyson dichiarerà di aver costruito la sua figura basandosi anche su leggende trasversali e su opere non appartenenti alla letteratura inglese, tra cui un’antica novella italiana, La donna di Scalotta, del XIII secolo.

Sir Alfred Tennyson

La dama di Shalott è una giovane donna che vive nel regno di Artù. Vittima di una maledizione, per cui morirà non appena i suoi occhi vedranno Camelot, vive rinchiusa in una torre isolata. Poiché la torre non è molto distante dalla fortezza del re, la dama è costretta a vedere la vita che scorre all’esterno della sua dimora attraverso i riflessi di uno specchio. Vive, dunque, esclusa dal mondo e dalle sue emozioni, impiegando il proprio tempo a tessere una tela dai colori vivaci. Un giorno sente provenire dall’esterno uno scalpiccio di zoccoli: è Lancillotto che, canticchiando, sta passando di lì in sella al suo cavallo. La dama, stanca della sua condizione di vita, decide di guardare fuori dalla finestra e insieme al cavaliere vede anche Camelot. La maledizione si avvera, il suo destino si compie. Morente, la dama di Shalott esce dalla sua prigione, si adagia in una barca e si abbandona alle acque del fiume. La corrente la conduce proprio a Camelot dove viene accolta, morta, da Lancillotto che rimane colpito dalla sua bellezza.

In La morte di Artù, opera scritta da Thomas Malory (1416-1471) e una delle principali fonti arturiane, della dama si hanno maggiori notizie: si chiama Elaine, è detta la Bella o anche la Bianca, è figlia di Bernard di Astolat e lady Maere e viene maledetta da Morgana (sorellastra di Artù) quando si trova ancora nel grembo materno; s’innamora perdutamente di Lancillotto e muore di crepacuore, perché lui non la ricambia. Nel romanzo di Malory, dunque, la dama cede per amore, nel poema di Tennyson, invece, per desiderio di libertà.

W. M. Egley, La Signora di Shalott, 1858

Quella della Signora di Shalott è una favola senza lieto fine, i cui temi principali sono il destino e la libertà, e in cui il sovrannaturale fa solo da contorno, senza entrare direttamente nella narrazione. Il soggetto sarà uno dei più amati dai pittori vittoriani, in particolar modo dai preraffaelliti che gli dedicheranno diverse tele. Saranno, infatti, William Holman Hunt e Dante Gabriel Rossetti a illustrare l’edizione Moxon del 1857 dei lavori di Tennyson. A quest’ultimo, però, non piaceranno le illustrazioni e, in particolare, criticherà Hunt per aver raffigurato la dama aggrovigliata dai fili della sua tela, un passaggio non descritto nel poema. Hunt si giustificherà dicendo che l’essere intrappolata dai fili suggerisce l’idea del destino che aveva colpito la donna. Il dipinto più celebre della dama di Shalott, però, è quello firmato da John William Waterhouse nel 1888, in cui la giovane appare seduta nell’imbarcazione funebre col volto contratto in una smorfia di dolore. In seguito, Waterhouse dedicherà al soggetto altre due tele divenute famose.

Anche il mondo della musica non resterà indifferente al fascino della triste storia di Elaine messa in versi da Tennyson: nel 1909, il compositore Cyril Rootham creerà la prima versione musicale della poesia e, nel 1958, Arthur Bliss comporrà una suite di balletto dal titolo The Lady of Shalott; la cantautrice Emilie Autumn ha scritto un brano ispirato a questo poemetto, così come le metal band Autumn e Domine hanno dedicato canzoni alla Signora di Shalott, mentre la rock band Atmosphera ha deciso di intitolarle un album. Ma la più nota e amata trasposizione musicale del poema è quella realizzata nel 1991 dalla cantautrice canadese Loreena McKennitt.
Infine, un riferimento al poema si trova persino in natura: esiste, infatti, una varietà di rosa, dal colore aranciato e dal profumo speziato, denominata “Lady of Shalott”.

Rosa Lady of Shalott

A quest’argomento ho dedicato anche un video disponibile su Youtube a questo link. Buona visione!

Valeria Auricchio

8 Risposte a “La dama di Shalott tra leggenda, arte e poesia”

  1. Complimenti a chi, con un testo molto scorrevole e delicato , ha scritto di un personaggio che faceva da contorno al regno di Artù, e che non conoscevo, ma che ora, vorrei poter leggere ancor di piu

    1. Grazie di cuore, Angela! Mi fa tanto piacere sapere che il mio articolo sia piaciuto e abbia stimolato curiosità e interesse verso la povera Elaine che, se sir Tennyson non le avesse dedicato un poema, sarebbe annegata nell’oblio (essendo essa un personaggio secondario del ciclo bretone).
      Un saluto!

  2. La Dama di Shalott è sempre stato uno dei personaggi che mi hanno affascinata di più del ciclo bretone. La sua sorte è forse la più triste dell’intero corpus di leggende arturiane e forse proprio per questo è caduta piano piano nell’oblio. Rappresenta idealmente l’essenza del destino, poiché è proprio con il tentativo di sfuggirgli che la Dama gli corre inconsciamente incontro.
    Triste, profondo, ma affascinante oltre ogni tempo.

    1. Sono d’accordo con te, Giulia: è una storia triste ma allo stesso tempo affascinante. Sì, il destino è il tema principale di questa storia e credo che elementi quali la tela, la barca, la corrente del fiume abbiano un significato simbolico e alludano, appunto, al destino.
      Grazie per questo tuo bel commento e per aver condiviso la tua opinione in merito.
      Alla prossima! Un abbraccio 🙂

  3. Non conoscevo la Dama di Shalott pur amando la leggenda di re Artù e dei suoi cavalieri e i dipinti dei preraffaelliti che l’hanno raffigurata languida e malinconica. Adesso comprendo il perchè di quella tristezza e ammiro il suo coraggio nell’affrontare la realtà pur sapendo di dover soccombere. Grazie per la sua accurata descrizione.

    1. Grazie a te, Marianna. Sono felice di sapere che il mio articolo ti sia piaciuto e che ti abbia permesso di conoscere questo delicato personaggio del ciclo arturiano. Un caro saluto! 🙂

  4. Grazie. Anche io non avevo potuto cogliere le motivazioni di quel dipinto.
    Pur nei diversissimi contesti, nella versione di Tennyson, impossibile non cogliere affinità con il mito di Danae.
    Grazie

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