Federico II e Castel del Monte. Il gioiello pugliese dell’imperatore tedesco

Imponente, affascinante e misterioso, Castel del Monte da quasi ottocento anni attira lo sguardo dei più curiosi tra storici, studiosi dell’arte o semplici visitatori che restano incantati anche solo dalla sua particolare forma ottagonale con otto torri, anch’esse ottagonali, sul cui significato si sono sprecati fiumi di parole. Questa meraviglia architettonica allocata su di un colle dell’Alta Murgia pugliese, a venti chilometri a sud di Andria, fu fortemente voluta dall’imperatore del Sacro Romano Impero, Federico II di Svevia, negli anni Trenta del XIII secolo, e da allora reca un fortissimo legame con il suo ideatore, anch’egli figura di straordinario fascino.

Castel del Monte.

Infatti, per comprendere intimamente la natura di questo castello, di questa “Stella di Puglia”, è inevitabile imbattersi in colui su cui è stata ricamata la nomea di Stupor Mundi, questo sovrano tanto amato quanto odiato in quell’Europa medievale scissa tra Guelfi e Ghibellini, tra sostenitori del Papato e quelli dell’Impero, il quale provò, seppur vanamente, a riunificare l’antico impero di Roma sulla scia dei suoi predecessori, Carlo Magno e Ottone III.

A spingere Federico II verso tale sogno fu già di per sé la sua stessa nascita in quel 26 dicembre 1194: egli fu, infatti, il frutto di un’abile mossa diplomatica del nonno, l’imperatore Federico I detto “Barbarossa”, il quale riuscì a combinare l’unione tra Enrico VI, figlio del Barbarossa e anch’egli imperatore tedesco, con Costanza d’Altavilla, principessa normanna figlia di re Ruggero II di Sicilia, unendo così il Sacro Romano Impero (comprensivo allora delle odierne Germania, Austria, Svizzera e tutto il centro-nord Italia) con il Mezzogiorno dominato, sino a quel momento, dai Normanni, discendenti degli antichi Vichinghi.

Federico II, miniatura dal De arte venandi cum avibus del XIII secolo, conservata nelle Biblioteca Vaticana.

Anche se figlio e nipote d’imperatori, per Federico II non fu affatto facile entrare in possesso di questi immensi territori, sia per l’iniziale ostilità del papa Innocenzo III, timoroso di vedere un solo uomo alla guida di un territorio tanto vasto e capace di stritolare la sede vaticana, sia  per la presenza di rivali al trono imperiale presenti al di là delle Alpi, dove egli fu costretto a recarsi per conquistare la fiducia dei grandi signori feudali che avevano la facoltà di concedergli o meno la corona di Germania.

Nella presa del potere, il Puer Apuliae poté contare sulle sue grandi capacità diplomatiche e su di un amore sconfinato per il sapere, un sapere non ancorato unicamente a quello occidentale ma che spaziava da quello cavalleresco a quello d’influenza araba, passando per la letteratura trobadorica nata un secolo prima nel sud della Francia. Un bagaglio di conoscenze che gli permisero di avere una visione eterogenea della realtà che lo circondava, una realtà indubbiamente difficile ma che un uomo abbastanza sapiente era in grado di plasmare a suo piacimento per trarne il maggior profitto per sé e per gli altri.

Ritratto di Federico II presente nel testo Die Deutshen Kaiser edito nel 1888 a Stoccarda e attualmente presente nella collezione Hobrecker dell’Università Goethe di Francoforte sul Meno.

Fu proprio grazie a questa mente aperta e alla conoscenza di svariate lingue che Federico riuscì a ottenere vittorie che i sovrani suoi contemporanei, che s’affidavano unicamente alla spada e alla lancia, potevano solo immaginare. Uno di questi trionfi fu certamente la sua crociata: la Sesta Crociata del 1228-29. Un trionfo perché riuscì a riprendere, senza spargere nemmeno una goccia di sangue, buona parte dei territori del regno di Gerusalemme (perduti nei decenni precedenti nelle lotte contro il Saladino) semplicemente accordandosi con il sultano d’Egitto Al-Malik al-Kāmil. Eppure, al tempo stesso, fu un trionfo amaro poiché al suo ritorno trovò il suo impero invaso e in preda a ribellioni fomentate dal papa, nella persona di Gregorio IX, ossia dall’uomo che più di tutti doveva essere soddisfatto della riuscita impresa.

La riconquista fu relativamente facile per Federico, ma i rapporti con il papato erano ormai compromessi e per evitare nuovi attacchi Federico cominciò una politica di rafforzamento dei confini con l’edificazione di svariate fortezze. È proprio in questo contesto che giungiamo a Castel del Monte, un castello che non è propriamente tale e probabilmente non lo è mai stato.

Castel del Monte, facciata.

Della sua costruzione sappiamo poco e l’unica vera notizia è una lettera di Federico II redatta mentre si trovava a Gubbio, il 29 gennaio del 1240, e rivolta a Riccardo di Montefuscolo, giustiziere di Capitanata (l’antico nome della regione che oggi comprende le provincie di Foggia, parte di quella di Andria-Barletta-Trani e una porzione del Sannio), e che tradotta suona pressappoco così:

Poiché abbiamo deciso che venga immediatamente compiuto il castello che vogliamo sia realizzato presso Santa Maria del Monte, ti ordiniamo, in quanto nostro fedele, per quanto esso non faccia parte della tua giurisdizione, di procedere alla realizzazione dell’actractum con calce, pietre e tutto ciò che è necessario, e di tenerci frequentemente informati dell’andamento dei lavori; occupati con particolare impegno dell’incarico che ti affidiamo con speciale sollecitudine.

Considerando che nel 1246, nello Statutum de Reparatione Castrorum (trad. Statuto sulla riparazione dei castelli), il “castrum S. Mariae de Monte” era già riportato, è quindi certo che nel momento della suddetta lettera l’edificazione fosse ormai alle battute finali e che il cosiddetto “actractum”, che Federico si premura venga costruito al più presto, fosse probabilmente uno degli ultimi elementi posti a decorazione finale (cosa esso fosse non si è mai compreso pienamente ed esistono in questo senso svariate teorie tra chi dice fosse il pavimento del pian terreno, chi la copertura del terrazzo e chi uno spazio per la raccolta dell’acqua, tutte congetture che in mancanza di documenti lasciano il tempo che trovano).

Castel del Monte, pianta.

Ma cos’è, dopotutto, Castel del Monte? Una semplice fortezza? Nient’affatto, anzi, il suo utilizzo in ambito militare è da sempre sconfessato data la mancanza di elementi tipici delle strutture militari del tempo come il fossato, le merlature alle torri, il ponte levatoio o le segrete sotto di esso. Ed è proprio qui che nasce il mistero di questo castello pugliese. L’ipotesi più gettonata, riportata anche da storici come il prof. David Abulafia, è quella di Castel del Monte come un semplice casino di caccia dove, per l’appunto, il sovrano svevo andava allorché aveva voglia di esercitare una delle sue più grandi passioni ossia la caccia con il falcone, arte in cui Federico II era espertissimo e di cui scrisse anche un vero e proprio manuale, il De Arte venandi cum avibus. Ma neppure quest’ipotesi è certa data la scomodità e la ristrettezza delle camere dell’edificio e la mancanza di cucine per un soggiorno prolungato a scopo di caccia.

Castel del Monte visto dall’alto.

Ipotesi più recente e suggestiva è invece quella degli architetti Ubaldo Occhinegro e Giuseppe Fallacara, i quali hanno riscontrato tutto un sistema di canaline e di luoghi di raccolta dell’acqua, deducendo da ciò che il castello fosse in realtà una sorta di grande complesso termale similare agli hammam presenti in Medio Oriente, che di certo Federico aveva potuto visitare durante la sua crociata in Palestina. Ipotesi interessante, ma che deve ancora superare il vaglio di un risconto oggettivo a causa di una documentazione carente e lacunosa.

Castel del Monte, interno.

Ultima teoria, probabilmente la più evidente, è quella simbolica e celebrativa: otto lati con otto torri anch’esse ottagonali. Il richiamo costante all’otto è sin troppo esplicito e i rimandi in tal senso sono molteplici sia in ambito sacro che in quello più profano. A cominciare dal ruolo stesso di Federico, otto sono le piastre che compongono la più famosa delle corone del Sacro Romano Impero, realizzata alla metà del X secolo sotto Ottone I, che lo stesso Federico cinse quando fu incoronato imperatore nel novembre del 1220 e il cui riproporsi nella struttura altro non sarebbe che un’esposizione della natura di sovrano e dominatore della zona da parte di Federico, attuata poi in un periodo storico delicato a causa dei forti contrasti con il potere dei pontefici.

Corona del Sacro Romano Impero realizzata nel X secolo e attualmente conservata nel palazzo di Hofburg a Vienna.

In ambito sacrale, invece, il numero otto rappresenterebbe nient’altro che la perfezione e l’infinitezza di Dio oltre a ricordare i sette giorni della creazione più il giorno della resurrezione di Cristo. Insomma, un’ulteriore affermazione del potere di Federico in questo caso attraverso il legame profondo con la religiosità cristiana nella funzione e nelle vesti di vicario del Signore (e ciò a dispetto delle scomuniche ricevute).

Castel del Monte, cortile interno.

Tutte queste sono congetture, unite allo stile composito dell’architettura – che amalgama in sé, attraverso il marmo e la pietra calcarea, elementi dell’Europa gotica del nord, la classicità antica offerta dal portico d’ingresso e la bellezza dei mosaici vegetali di tipo islamico – creano un connubio di aspetti diversi e meravigliosi, i quali non possono che far propendere per una struttura in cui si è voluta raffigurare l’universalità delle cose nelle sue sfumature più particolareggiate e degne d’essere rappresentate in questa lucente gemma imperiale. Una luce che non si è mai spenta sebbene il tempo e gli uomini non siano stati clementi, derubandola di molta della sua antica bellezza che, nonostante tutto, permane e incanta ancor oggi, al di là dei secoli.

Bibliografia:
– ABULAFIA D., Federico II. Un imperatore medievale, a cura di Gianluigi Mainardi, Torino, Giulio Einaudi editore, 1990;
– CARDINI F., Castel del Monte, Bologna, Il Mulino, 2016;
– HOUBEN H., Federico II. Imperatore, uomo, mito, Bologna, Il Mulino, 2009;
– KANTOROWICZ E. H., Federico II imperatore, a cura di Gianni Pilone Colombo, Milano, Garzanti, 2017;
– OCCHINEGRI U., FALLACARA G., Castel del Monte: Nuova ipotesi comparata sull’identità del monumento, Bari, Gangemi Editore, 2015;
– TELESCA V., Francesco e Federico: due giganti allo specchio, ilmiolibro self publishing, 2013;
– VALENTINI E., I grandi eroi del Medioevo, Roma, Newton Compton editori, 2019.

Antonio Paolo Guarino

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