Dante Alighieri. L’influenza del Sommo Poeta nelle arti figurative

Dante Alighieri. Un personaggio che non ha bisogno di presentazioni. Poeta, scrittore e politico nato nella Firenze del 1265, Dante è considerato il padre della lingua italiana. Soprannominato il “Sommo Poeta” o il “Poeta” per antonomasia, l’Alighieri ha segnato profondamente la letteratura italiana e l’intera cultura occidentale. Nella storia non v’è autore letterario che con la sua vita e le sue opere abbia influenzato le arti figurative quanto Dante Alighieri. Numerosi sono infatti gli artisti che, attraverso i secoli, hanno provato a ritrarlo e innumerevoli sono quelli che hanno illustrato le sue opere o che si sono lasciati ispirare da esse, in particolare la Vita nuova e la Commedia.

I ritratti.
Com’era fisicamente Dante? La risposta ce la fornisce Giovanni Boccaccio in un brano del Trattatello in laude di Dante:

Fu il nostro poeta di mediocre statura, ed ebbe il volto lungo, e il naso aquilino, le mascelle grandi, e il labro di sotto proteso tanto, che alquanto quel di sopra avanzava; nelle spalle alquanto curvo, e gli occhi anzi grossi che piccoli, e il color bruno, e i capelli e la barba crespi e neri, e sempre malinconico e pensoso.

Il più antico ritratto di Dante, di autore ignoto, si trova a Firenze, nel Palazzo dell’Arte dei Giudici e Notai. Fa parte di un prezioso ciclo di affreschi che, seppur abbastanza compromesso, ci lascia alcune tracce significative della Firenze medievale.

Il primo pittore celebre, invece, a eseguire un ritratto di Dante è Giotto. Coetaneo, concittadino e forse amico dell’Alighieri (oltre che personaggio citato nella Commedia, nell’XI canto del Purgatorio), Giotto ritrae il Poeta in un affresco del palazzo del Bargello di Firenze.

Giotto

Nel 1450, Andrea Del Castagno inserisce Dante nel ciclo di affreschi raffigurante Uomini e donne illustri, dove le figure sembrano balzare fuori da una struttura architettonica. È datato, invece, 1495 uno dei più celebri ritratti dell’Alighieri, attribuito a Sandro Botticelli. Quest’ultimo si è dedicato anche alla prima illustrazione della Commedia in cui la metafisicità dell’ambiente e l’etereità dei personaggi si alternano a un realismo terrificante degno delle miniature medievali.

Celebre è anche la grande tavola affrescata da Domenico di Michelino nel 1465 in cui l’autore della Commedia appare, col suo poema tra le mani, accanto alla sua città, mentre spiega la visione dei tre regni dell’aldilà: a sinistra, in primo piano, uno scorcio dell’Inferno, al centro la montagna del Purgatorio e sullo sfondo le fasce curve che indicano i cerchi del Paradiso.

Domenico di Michelino

Altri due ritratti famosi del Sommo Poeta sono quelli realizzati da Luca Signorelli – che ci consegna un Dante “laureato” e intento a leggere – e da Agnolo Bronzino – che ci mostra Dante di profilo, con lo sguardo rivolto verso il monte del Purgatorio, mentre regge tra le mani la Commedia aperta al XXV canto del Paradiso.

Altri celeberrimi artisti che hanno ritratto Dante sono Raffaello Sanzio e Giorgio Vasari. Il primo lo colloca tra i personaggi della Disputa del Sacramento nelle Stanze Vaticane, con la corona d’alloro sul capo e un’espressione accigliata in volto; il secondo lo dipinge “laureato” e sapiente, circondato da personaggi che gli mostrano ammirazione e rispetto.

Numerosi sono anche i dipinti che raffigurano Dante in esilio, di cui il più noto è senza dubbio quello attribuito a Domenico Peterlin (1822-1897), che dipinge il Poeta in atteggiamento pensieroso, seduto accanto a una roccia, con un paesaggio marino sullo sfondo.

Domenico Peterlin

Dulcis in fundo, nel 2019, a ritrarre il volto di Dante è uno dei più grandi maestri del fumetto italiano: Milo Manara.

Milo Manara

La statuaria.
Il Risorgimento italiano consacra Dante Alighieri figura emblematica della storia d’Italia. Un simbolo nazionale, dunque, a cui erigere monumenti in quasi tutte le città italiane, da Trento a Venezia, da Firenze a Napoli. Tra le statue più celebri c’è sicuramente quella in marmo che troneggia in piazza Santa Croce a Firenze, realizzata da Enrico Pazzi nel 1865 in occasione delle celebrazioni per il seicentenario dantesco.

Enrico Pazzi

Non si può poi non citare la statua, sempre in marmo, opera degli scultori Tito Angelini e Tommaso Solari, che domina Piazza Dante, un tempo chiamata Largo Mercatello, a Napoli. Inaugurata il 13 luglio 1871 (data dalla quale la piazza è intitolata al Sommo Poeta), la scultura è collocata su un basamento disegnato dall’ingegner Gherardo Rega.

Tito Angelini e Tommaso Solari

Degna di nota è, infine, la statua di Dante eretta in piazza dei Signori a Verona. Realizzata in marmo di Carrara da Ugo Zannoni e inaugurata il 14 maggio 1865 (sempre in occasione del seicentenario dantesco), la scultura è posta dinanzi a un antico palazzo in cui Dante stesso fu ospitato a suo tempo.

Ugo Zannoni

Dante e Beatrice.
La Vita nuova – prosimetro, scritto tra il 1292 e il 1294, in cui Dante ripercorre la storia del suo amore platonico per Beatrice Portinari – è l’opera dantesca che, insieme alla Commedia, ha stuzzicato l’estro di molteplici pittori che ne hanno rappresentato i momenti cruciali, come i due memorabili incontri tra il Poeta e l’amata. Nel secondo capitolo della Vita nova, infatti, Dante racconta di aver incontrato Beatrice quando entrambi avevano nove anni. Nel terzo capitolo, ed esattamente nove anni dopo, si verifica il secondo e più intenso incontro tra i due: Dante vede Beatrice in compagnia di due donne più grandi di lei; la giovane gli rivolge un saluto che suscita in lui profonda trepidazione.

Henry Holiday, Dante incontra Beatrice al ponte Santa Trinità, 1882-83, Walker Art Gallery, Liverpool.

Questo è il momento immortalato dalla maggior parte degli artisti, primo fra tutti Dante Gabriel Rossetti, fondatore della Confraternita dei Preraffaelliti, grande estimatore di Dante e della Vita nuova di cui, oltre a trarre spunto per alcune sue opere pittoriche, si è occupato anche della traduzione in inglese.  Ricordiamo la tavola Saluto di Beatrice in terra e in cielo, di cui Rossetti stesso fornisce un’accurata descrizione in una lettera scritta all’editore e mercante d’arte Ernest Gambart:

Il soggetto di sinistra rappresenta il primissimo incontro fra Dante e Beatrice a Firenze, dopo che entrambi hanno raggiunto l’età adulta. […] Tra i due soggetti, la figura dipinta in oro sulla cornice rappresenta Amore che tiene in mano una meridiana, con l’ombra che indica la nona ora, la stessa in cui, come ci dice Dante, Beatrice muore il 9 luglio del 1290; la data è inscritta sopra. Amore sta spegnendo la sua torcia come simbolo della morte di Beatrice. [… ] Il secondo soggetto rappresenta l’incontro in Paradiso di Dante e Beatrice, dopo la sua morte, come lui la descrive nel trentesimo Canto della seconda parte della Divina Commedia. […] Nel dipinto Dante ha appena allontanato il volto dalle mani in cui l’aveva nascosto, per guardare Beatrice mentre questa si solleva il velo. I soggetti prendono ispirazione da quelli reali e non da quelli allegorici della storia d’amore di Dante. L’intera Vita nuova è stata da me tradotta e pubblicata in The Early Italian Poets.

Dante Gabriel Rossetti, Saluto di Beatrice in terra e in cielo, 1859-63, National Gallery of Canada, Ottawa.

Non si può poi non ricordare un’altra celebre tela di Rossetti ispirata dalla Vita nuova, intitolata Beata Beatrix, in cui Beatrice ha il volto dell’amata musa e moglie del pittore inglese di origini italiane, Elizabeth Siddal. Anche di questo dipinto la spiegazione viene data dallo stesso Rossetti in una lettera indirizzata a William Graham Robertson:

Il quadro, naturalmente, non deve essere considerato una rappresentazione dell’evento della morte di Beatrice, bensì un’idealizzazione del soggetto, simboleggiata da uno stato di trance o di improvvisa trasfigurazione spirituale. Beatrice, palesemente assorta in una visione celeste, scorge gli occhi chiusi (come dice Dante in conclusione della Vita nuova) “colui qui est per omnia soecula benedictus”.

Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix, 1872, Tate Britain, Londra.

La Commedia.
La Commedia, ribattezzata dal Boccaccio “Divina”, è un poema composto da Dante presumibilmente tra il 1304-07 e il 1321. Considerata all’unanimità una delle più grandi opere letterarie di tutti i tempi, conosciuta e studiata in tutto il mondo, la Commedia è espressione della cultura medievale e allegoria della salvezza umana che si concreta nel conoscere i drammi dei dannati, le pene purgatoriali e le glorie celesti.

Una delle opere più importanti ad aver subito l’influenza del capolavoro dantesco è il Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti, realizzato tra il 1531 e il 1541 nella Cappella Sistina: riprendendo il clima spaventoso dell’Inferno, Michelangelo pone a traghettare i dannati proprio la figura di Caronte.

Il Giudizio Universale di Michelangelo.

Ad attrarre, però, maggiormente l’attenzione degli artisti d’ogni tempo e luogo è un canto in particolare della Commedia: il V dell’Inferno, dove Dante e Virgilio incontrano, nel girone dei lussuriosi, i due cognati-amanti Paolo Malatesta e Francesca da Rimini, sbattuti in eterno da una bufera incessante. Dalla sensuale scultura intitolata Il bacio di Auguste Rodin al suggestivo dipinto di Johann Heinrich Füssli, passando per i delicati olii su tela di Ary Scheffer, innumerevoli sono le opere raffiguranti la coppia che un libro galeotto fece innamorare.

Infine, ricchissima e secolare è la tradizione di illustrazioni del poema dantesco che negli spirituali acquerelli di William Blake e nelle drammatiche incisioni di Gustave Doré trova le sue massime espressioni. Degna di nota è anche l’illustrazione della Commedia commissionata a Salvador Dalí nel 1950, in occasione del settecentesimo anniversario della nascita di Dante. L’artista catalano realizza un centinaio di acquarelli dominati da un’atmosfera surrealista-metafisica che si traducono in una rilettura psicoanalitica dell’opera dantesca. Indagando le emozioni che muovono le azioni dei personaggi, la spiritualità del poema viene trasportata in un mondo onirico e irrazionale, in cui oggetti e corpi dai colori vivacissimi perdono le loro forme e diventano “molli”.

Salvador Dalí

Dal Medioevo ai giorni nostri, dunque, l’arte non ha mai smesso di rendere omaggio al genio di Dante Alighieri e all’immensità delle sue opere senza tempo. Il Poeta è stato ed è una fonte d’ispirazione incessante. Creatore e allo stesso tempo ispiratore di Bellezza. Un caso senza precedenti nella storia dell’arte e della letteratura, volto a sottolineare il valore incommensurabile di un uomo che Ugo Foscolo ha definito l’«altissimo signor del sommo canto.»

All’argomento ho dedicato anche un video disponibile su Youtube a questo link. Buona visione! 🙂

Valeria Auricchio

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